Restare in piedi è insieme la domanda minima e la domanda massima dell'individuo differenziato. Minima, perché non esige la ricostruzione di un mondo perduto né la trasformazione riuscita dell'epoca circostante. Massima, perché nelle condizioni presenti la pressione a cedere è costante e i sostegni che un tempo rendevano naturale il tenersi ritti sono stati tolti. Continuare è già un atto di rango.
L'epoca di solito non attacca il tipo superiore con la forza aperta. Opera attraverso la fatica, attraverso l'isolamento, attraverso il lento accumulo di piccole cessioni, attraverso il suggerimento che la misura superiore sia irrealistica o superata. L'uomo che resta in piedi deve dunque vigilare su queste forme più quiete di pressione. Deve riconoscerle quando appaiono e rifiutarle senza teatro.
Restare in piedi è un atteggiamento tenuto nel tempo. Una decisione isolata non basta. Include il corpo, l'attenzione, l'uso del giorno, la qualità di ciò che è lasciato entrare nella mente. Ognuno di questi punti è un luogo in cui l'uomo continua a tenersi ritto oppure comincia a piegarsi. L'individuo differenziato tratta ciascuno di essi come significativo. Non esiste terreno neutro.
Chi cerca risultati spettacolari troverà questo accento insufficiente. L'epoca stessa addestra all'attesa di una trasformazione visibile. L'individuo differenziato ha già lasciato cadere quell'attesa. La sua cura è l'integrità del centro sotto condizioni che cercano di dissolverlo. Se quel centro resta intatto, egli è rimasto in piedi. Il resto è secondario.