Julius Evola Daily

EN
← Giorno 57 Giorno 59 →

Giorno 58 — Vivere senza appartenenza

"L'individuo differenziato vive nel mondo moderno come uno straniero. Può soddisfare le sue esigenze esteriori, e tuttavia non le dà mai l'adesione interiore. L'appartenenza significherebbe la resa del centro superiore." — Julius Evola, Cavalcare la tigre

L'appartenenza è la pretesa prima dell'epoca. Compare come richiesta di lealtà a gruppi, a ideologie, a identità professionali, all'umore collettivo del momento. L'uomo che trattiene quella lealtà viene trattato come incompleto o sospetto. Per l'individuo differenziato l'appartenenza in questo senso è un tradimento di sé. Accettarla vorrebbe dire prendere la misura dell'epoca come propria.

Vivere senza appartenenza lascia intatti l'amicizia, il lavoro e certe affiliazioni limitate. Nega a ogni forma collettiva il diritto di occupare il centro del Sé. Quei legami restano al loro posto. Non definiscono l'uomo. La definizione resta interiore e verticale.

La frizione è reale. Ai giovani si dice che il senso si trova nella comunità, nell'identità condivisa, nel calore del gruppo. L'individuo differenziato riconosce che i gruppi a lui accessibili sono formati dalle stesse forze di livellamento che ha già rifiutato. Entrare in essi fino in fondo significa perdere la distanza che sola conserva l'orientamento superiore. Resta quindi presente e tuttavia non reclamato.

Questo atteggiamento produce una chiarezza particolare. Chi non appartiene è libero di vedere l'epoca com'è. È libero di agire secondo un criterio che l'epoca non condivide. Il costo è l'assenza permanente del conforto che l'appartenenza fornisce. Il guadagno è la conservazione dell'unica cosa che ancora conta: l'integrità del centro superiore.

← Giorno 57 Giorno 59 →