La distanza interiore è la prima esigenza pratica dell'individuo differenziato. È la capacità di partecipare alla vita esteriore dell'età senza essere reclamato dai suoi valori, dalle sue urgenze e dal suo clima emotivo. L'uomo a cui manca questa distanza è trascinato da ogni corrente. L'uomo che la possiede può muoversi attraverso le stesse correnti senza essere dissolto da esse.
La distanza è interiore. Il ritiro fisico e il rifiuto dei doveri ordinari non la costituiscono. La costituisce una separazione chiara tra la superficie della vita e il centro che giudica quella superficie. Eventi, opinioni, piaceri e pressioni arrivano. Vengono registrati. Non è loro concesso di fissare la misura dell'uomo. La misura resta quella superiore che egli ha già riconosciuto.
La maggior parte dei giovani viene educata contro questa distanza. L'epoca insegna l'identificazione. Sentire tutto. Appartenere a ogni causa. Reagire subito. L'uomo che comincia a tenersi indietro appare freddo o arrogante. Quell'apparenza è il prezzo della distanza. Deve pagarlo senza lamento e senza il bisogno di giustificarsi davanti a chi vive soltanto sulla superficie.
Senza distanza interiore non esiste l'individuo differenziato. Resta soltanto l'uomo ancora formato dall'ambiente che pretende di resistere. Il lavoro di stabilire quella distanza è quotidiano e senza spettacolo. Consiste nel rifiuto ripetuto di lasciare che l'epoca definisca che cosa è importante, che cosa è urgente e che cosa è reale.