Il principio di superiorità è il riconoscimento che le differenze qualitative tra gli uomini sono reali e che quelle differenze producono un ordine naturale di rango. La superiorità si misura dalla prossimità al trascendente, dal grado di forma, di chiarezza e di distacco che un uomo ha raggiunto. L'epoca la misura sul successo dentro le proprie categorie. Quel metro non vale qui.
Il mondo moderno nega il principio in teoria e opera insieme secondo versioni grezze dello stesso. Nega che un uomo possa essere più alto per tipo. Nello stesso tempo produce gerarchie di denaro, di abilità tecnica, di visibilità mediatica e di potere politico. A queste gerarchie manca il fondamento spirituale. Restano perciò instabili e alla fine degradanti.
Il giovane che accetta il principio di superiorità deve applicarlo prima a se stesso. Deve chiedere se una qualità superiore è davvero presente in lui o se sta soltanto affermando una posizione. La risposta sta nelle prove concrete della vita quotidiana: la capacità di restare chiaro sotto pressione, la capacità di rifiutare l'inferiore quando è facile e vantaggioso, la capacità di agire senza bisogno del consenso del livello circostante.
Tenuto senza autoinganno, il principio produce un metro quieto ed esigente. L'uomo non compete più per i ranghi che l'epoca distribuisce. Si misura su un'altra scala e accetta la solitudine che quella scala spesso richiede. Quella solitudine è il prezzo per restare superiore in un mondo che ha dichiarato illegittima la superiorità stessa.