La distinzione tra centro e periferia è strutturale. Il centro è il punto di intensità qualitativa, il luogo in cui l'ordine superiore è più pienamente presente. La periferia è la zona di applicazione, di minore intensità, di una partecipazione che decresce con la distanza. In una struttura tradizionale sana la periferia ha il suo posto. Riceve ordine e senso dal rapporto con il centro.
Il mondo moderno ha invertito il rapporto. Tratta la periferia come unica realtà e il centro come finzione superata. Potere, attenzione e legittimità vengono rivendicati dalla massa, dalla maggioranza quantitativa, dai processi economici e tecnici che operano in superficie. Ne risulta un mondo che è tutta periferia. Nulla sta fermo abbastanza a lungo, o abbastanza in alto, da dare all'insieme una forma duratura.
Il giovane deve decidere dove stare. Se resta in periferia verrà mosso da ogni corrente che la percorre. Se cerca il centro scoprirà che le istituzioni pubbliche dell'epoca non gliene offrono alcuno. Il centro va dunque istituito prima in se stesso. Quel centro interiore diventa il riferimento con cui giudica le pretese della periferia circostante.
Questa decisione produce una geografia nuova della vita. Certi uomini, certe attività, certe esigenze si avvicinano al centro. Altri vengono riconosciuti come periferici e trattati di conseguenza. L'uomo che mantiene questa distinzione apparirà selettivo o distante a chi vive soltanto in superficie. L'apparenza è esatta: egli ha scelto un altro luogo.