La Tradizione nel senso superiore è la presenza di un principio formativo che continua ad agire attraverso il tempo. Le abitudini ereditate, da sole, restano al di sotto di essa. Quel principio non si conserva con la mera ripetizione delle forme esteriori. Si conserva con la presenza di uomini che portano ancora la qualità che un tempo plasmò quelle forme. Quando la qualità scompare, le forme esteriori diventano involucri vuoti e alla fine si dissolvono.
Il mondo moderno tratta la Tradizione come museo o come ostacolo. Imbalsama il passato per consumo estetico, oppure lo attacca come barriera al progresso. Entrambi gli atteggiamenti mancano il carattere vivo della Tradizione reale. La Tradizione reale si riconosce dalla capacità di generare ordine, gerarchia e senso del sacro nel presente. Dove quella capacità manca, il nome Tradizione viene usato per un'altra cosa.
Il giovane che cerca il contatto con questa forza viva non lo troverà innanzitutto nei libri o nelle cerimonie ricostruite. Lo troverà nei rari individui e nei piccoli gruppi che incarnano ancora una misura superiore nella condotta effettiva. Lo troverà anche in se stesso quando riesce ad agire da un centro che l'epoca non determina. La forza si trasmette attraverso la qualità dell'essere più che attraverso la continuità formale.
Questa comprensione toglie insieme la tentazione del tradizionalismo sterile e la tentazione opposta della pura innovazione. Restaurare con la volontà un ordine esteriore scomparso è un altro lavoro, e vano. Il compito presente è tenere viva, nella propria persona e nel cerchio stretto che si può influenzare, l'orientamento verticale che solo dà a ogni ordine la sua giustificazione ultima. Questa è l'unica forma di Tradizione ancora possibile nelle condizioni presenti.