Nella comprensione tradizionale la forma è il principio attivo che organizza la materia e la vita secondo un'idea superiore. L'epoca la tratta come decorazione applicata a un materiale neutro; quella riduzione già la nega. Il limite è l'espressione positiva della forma. Ciò che ha limiti chiari ha carattere. Ciò che è senza limiti si dissolve nell'informe e nel comune.
Il mondo moderno attacca sistematicamente forma e limite. Tratta ogni confine come restrizione arbitraria e ogni distinzione qualitativa come ingiustizia. Ne segue una perdita progressiva di figura nell'individuo, nelle istituzioni e nella cultura. Si invita l'essere umano a espandersi senza misura in nome della libertà o dell'autenticità. L'espansione produce soltanto un'assenza di forma più raffinata.
Il giovane che accetta il valore della forma comincia a imporre limiti a se stesso. Sceglie discipline precise, stili di vita precisi, rifiuti precisi. Quei limiti servono un fine. Creano le condizioni in cui una qualità superiore può apparire. Senza di essi la personalità resta un insieme mobile di impulsi e di riflessi sociali.
Questa pratica verrà fraintesa. L'epoca interpreta ogni limite deliberato come repressione o come mancanza di apertura. L'uomo che comprende la forma non discuterà il punto nei termini dell'epoca. Continuerà a plasmarsi secondo una misura che esige bordi, gerarchia e la capacità di dire no. Quella capacità è l'inizio di una presenza reale.