Evola distingue tre livelli della razza. La razza del corpo è il fatto biologico e antropologico. La razza dell'anima è l'insieme di carattere, temperamento e stile culturale. La razza dello spirito è il livello decisivo. Riguarda la presenza o l'assenza di un orientamento metafisico, la capacità di vivere sotto una misura trascendente invece che sotto la misura della specie o del collettivo.
Questa terza razza taglia trasversalmente le prime due. Uomini dello stesso ceppo corporale e culturale possono appartenere a razze dello spirito diverse: l'uno solare, gerarchico e orientato verso l'assoluto, l'altro tellurico, privo di forma e orientato verso l'orizzontale. L'epoca moderna ha in gran parte cancellato la distinzione. Tratta tutti gli uomini come membri uguali di una sola specie biologica ed economica e li misura soltanto con quel criterio.
Il giovane che afferra l'idea della razza dello spirito ottiene un criterio nuovo. Cessa di chiedere soltanto a quale gruppo appartenga per nascita o per cultura. Chiede quale qualità dell'essere agisca in lui e in chi gli sta intorno. Impara a riconoscere il tipo superiore anche quando compare in luoghi inattesi, e a riconoscere il tipo inferiore anche quando porta i segni esteriori del ceppo più alto.
Questo riconoscimento obbliga prima di tutto all'esame di sé. La razza dello spirito non si eredita in automatico. Deve essere confermata e rafforzata dal modo in cui un uomo vive. L'epoca offre ogni incentivo a cadere nella razza inferiore dello spirito conservando i marchi esteriori di quella superiore. L'uomo che rifiuta quella caduta ha già compiuto un passo decisivo.