Nel simbolismo tradizionale l'asse o il polo sta per il centro immobile del mondo. Ogni movimento, ogni mutamento, ogni forma particolare riceve il proprio significato dalla relazione con quel centro. Il re, la montagna sacra, l'albero del mondo e la stella polare sono espressioni diverse della stessa idea. Indicano una realtà che non partecipa al flusso e che perciò può servire da misura per tutto ciò che vi partecipa.
Il mondo moderno non ha un asse simile nella vita pubblica. I suoi centri sono temporanei, funzionali e orizzontali. Si spostano con i cicli economici, con le maggioranze politiche, con il mutamento tecnologico. Un uomo che guarda soltanto a quei centri non troverà orientamento stabile. Sarà portato da correnti successive e chiamerà quel movimento progresso o adattamento.
Il recupero dell'asse è prima di tutto un compito interiore. Il giovane deve localizzare in sé un punto che non coincida con i suoi umori, le sue ambizioni e le sue reazioni mutevoli. Quel punto non è creato dal solo volere. È riconosciuto e poi protetto. Una volta riconosciuto, ogni richiesta esteriore può essere messa alla prova rispetto a esso. Ciò che rafforza l'asse viene conservato. Ciò che lo indebolisce viene rifiutato o limitato.
Questo è il significato pratico dell'avere un centro. Senza di esso l'uomo resta una periferia attaccata a qualunque periferia l'epoca presenti come importante. Con esso diventa capace di restare fermo mentre le forme circostanti si muovono e si dissolvono. La capacità di restare fermo in quelle condizioni è uno dei segni del tipo superiore.