Julius Evola Daily

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Giorno 35 — Il terreno

"Il primo compito è vedere il terreno con chiarezza. Solo allora è possibile determinare che cosa si può ancora fare e quale forma di azione o di non-azione sia adeguata alle condizioni presenti." — Julius Evola, Cavalcare la tigre

I giorni precedenti hanno tracciato i tratti principali del mondo moderno come Evola lo intese. La carta non esaurisce il campo, eppure basta. Il progresso come mito, il predominio della quantità, la dissoluzione delle forme, il centro economico, il livellamento democratico, la perdita del sacro, l'ambiente della tecnica, il declino della virilità, l'aria del nichilismo, la condizione dello sradicamento, il culto della novità, la metafisica materialista, la fine della vera autorità e la riduzione dell'uomo alla sensazione: queste sono le coordinate del terreno.

La chiarezza sul terreno è il fondamento necessario di ogni lavoro ulteriore. Senza di essa il giovane resta soggetto alle spiegazioni e ai rimedi successivi che l'epoca stessa gli offre. Con essa può cominciare a distinguere ciò che appartiene all'ordine normale di una civiltà superiore da ciò che appartiene soltanto alla fase terminale di un ciclo.

La diagnosi non è un invito all'amarezza o al lamento permanente. È lo sgombero del suolo, perché un altro orientamento diventi possibile. La sezione successiva di questa lettura passa dalla descrizione del mondo moderno ai principi dell'ordine della Tradizione, che un tempo gli stava contro e che ancora fornisce l'unico criterio coerente con cui il presente può essere misurato.

Ti è stata data la carta. L'esigenza ora è di tenerla senza ribellione teatrale e senza resa silenziosa. L'uomo che sa farlo ha già cominciato a occupare una posizione diversa sul terreno. Da quella posizione gli insegnamenti successivi sul modo di vivere diventano intelligibili.

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