Il principio gerarchico è il riconoscimento che gli uomini non sono uguali per tipo né per capacità e che un ordine sano li dispone secondo queste differenze. Il superiore non è definito dalla ricchezza né dalla sola forza. È definito dalla prossimità a una misura spirituale e qualitativa. L'inferiore trova il proprio luogo e la propria dignità dentro una struttura che riconosce il superiore.
Il pensiero moderno tratta la gerarchia come un assetto artificiale e oppressivo. La visione tradizionale la tratta come il riflesso naturale della realtà. Quando il principio gerarchico è negato, la forma sociale che lo sostituisce è o il dominio del puro numero o il dominio della pura forza. Nessuna delle due può generare una civiltà durevole ed elevata.
Il giovane che accetta il principio gerarchico non pretende con ciò un posto alla sommità. Accetta che il rango esiste e che il suo compito è di scoprire e di formare il rango che corrisponde alla sua natura. Quell'accettazione è già un distacco dall'atmosfera livellatrice dell'epoca.
La gerarchia comincia all'interno. L'uomo che non ha un ordine interiore di comando e di obbedienza non comprenderà né sosterrà mai una gerarchia esteriore. La prima applicazione del principio è dunque l'istituzione di un rango chiaro fra le forze del proprio essere. Da quella gerarchia interiore diventa possibile un rapporto diverso con il mondo.