L'uomo orizzontale è definito dal suo orientamento verso la superficie della vita. Cerca l'intensità attraverso sensazioni successive, attraverso l'accumulo di esperienze e attraverso l'evitare ogni stato che richieda immobilità interiore o rinuncia. Le dimensioni più profonde di sé restano inesplorate perché esigono un'altra attenzione e un altro coraggio.
Questo tipo è il prodotto naturale di un'epoca che ha perduto il verticale. Senza una misura superiore, l'unico criterio rimasto di una vita piena è la quantità e la varietà di ciò che si è sentito e consumato. Ne segue un esaurimento progressivo della capacità di una vera esperienza interiore. Quanto più l'uomo orizzontale insegue la sensazione, tanto meno sa stare davanti a ciò che non stimola all'istante.
I giovani vengono addestrati a questo schema già dall'adolescenza. L'ambiente fornisce novità senza fine e una stimolazione continua di basso grado. Le abitudini dell'attenzione profonda, della solitudine prolungata e dell'accettazione di una durezza necessaria si formano di rado. L'uomo che vuole diventare altro dal tipo orizzontale deve coltivare di proposito le capacità opposte.
Il primo passo è il recupero della capacità di restare con se stessi senza il bisogno di uno stimolo esterno. Quella capacità è l'inizio di un altro rapporto con il tempo, con il corpo e con il mondo. È anche la condizione di ogni ulteriore differenziazione.