Lo sradicamento è la condizione dell'uomo che non sta più in alcuna continuità organica. Famiglia, luogo, memoria ancestrale e le forme ereditate di un popolo un tempo offrivano un quadro naturale che formava l'individuo prima che egli cominciasse a scegliere. Nell'ambiente moderno quei quadri sono stati indeboliti o smantellati di proposito. Ne nasce un tipo che deve inventare la propria identità con i materiali del momento.
Questa condizione viene spesso lodata come liberazione. Al giovane si dice che può diventare qualsiasi cosa proprio perché nulla lo vincola in anticipo. Il prezzo di quella libertà è la perdita di profondità. Una vita senza radici tende all'intensità di superficie e a un rapido esaurimento. L'appartenenza diventa una scelta di consumo invece di un dato che forma il carattere.
La diagnosi di Evola non chiede un ritorno sentimentale a un passato idealizzato. Chiede il riconoscimento che un uomo senza continuità interiore è più facilmente plasmato dalle forze dell'epoca. L'individuo sradicato è disponibile. Può essere mosso dalla moda, dall'ideologia e dalle onde successive dell'emozione collettiva, perché nulla in lui sta fermo contro di esse.
Il lavoro della differenziazione comprende il recupero di un radicamento che è prima di tutto interiore. Anche quando le forme esterne sono spezzate, l'uomo può ancora orientarsi secondo uno standard che non si sposta con il mercato o con i mezzi. Quel radicamento interiore è l'inizio di una resistenza reale alla condizione sradicata dell'epoca.