Il sonno è la restaurazione quotidiana dello strumento fisico e la cessione quotidiana del controllo conscio. L'epoca ne ha fatto un altro dominio di irregolarità e di compromesso continuo. Ore tarde, stimolo ininterrotto prima del riposo, il sonno trattato come ostacolo a un'ulteriore attività: queste sono le norme. L'individuo differenziato recupera un rapporto diverso. Il sonno è ordinato perché il corpo e l'attenzione siano disponibili per le esigenze del giorno che segue.
L'esigenza pratica è la regolarità e il rifiuto delle ultime distrazioni che la sera offre. L'uomo che accorcia o frammenta il sonno in modo costante per prolungare le ore di stimolo ha già accettato una misura inferiore della forma fisica. Gli effetti appaiono nella qualità della presenza, nella capacità di sforzo sostenuto e nella stabilità dell'umore. Quegli effetti non sono minori. Determinano le risorse disponibili per ogni altra applicazione.
I giovani uomini sono formati in un ambiente che tratta il sacrificio del sonno come segno di intensità o di ambizione. Il tipo superiore riconosce in quel sacrificio una forma di dissoluzione. L'intensità che distrugge lo strumento è spreco. L'ambizione che lascia l'uomo svuotato per il lavoro ordinario del giorno appartiene alla stessa spinta orizzontale che l'epoca premia in altre forme.
Stabilisci le ore del riposo e proteggile con la stessa serietà applicata al lavoro e alla disciplina del corpo. La decisione è piccola. L'effetto cumulativo è il mantenimento del terreno fisico su cui il tipo sta. Senza quel terreno le pretese superiori restano teoriche. Con esso l'uomo resta capace dell'applicazione continua che la fase di intensificazione richiede.