L'orizzonte del ciclo è la prospettiva che previene insieme la disperazione e l'opportunismo a breve termine. L'epoca appare assoluta a chi vive soltanto dentro di essa. Per l'individuo differenziato l'epoca è una fase tarda di un movimento più ampio, le cui fasi precedenti sono conosciute e la cui fase futura non è ancora determinata. Quella conoscenza non toglie la pressione del presente. Cambia il peso che si dà alla pressione.
Le decisioni prese sotto lo sguardo lungo differiscono da quelle prese sotto l'orizzonte immediato. Chi vede soltanto i prossimi anni ottimizzerà la sopravvivenza o il vantaggio dentro le strutture esistenti. Chi vede il ciclo accetterà certi costi e rifiuterà certi guadagni perché compromettono il tipo che deve essere conservato attraverso il passaggio. La differenza è spesso invisibile alla cultura circostante. È decisiva per l'uomo stesso.
Questa prospettiva non coincide con l'ottimismo. L'ottimismo attende una svolta favorevole dentro una vita umana. Lo sguardo lungo del ciclo non fa quella promessa. Riconosce semplicemente che le forze della dissoluzione non sono l'ultima parola della storia. Ciò che le segue può essere un'ulteriore discesa o una nuova cristallizzazione di forme superiori. L'individuo differenziato si prepara a entrambe le possibilità restando il tipo capace dell'una e dell'altra.
I giovani uomini sono addestrati dall'epoca a vivere dentro orizzonti corti. Carriere, cicli di consumo, stagioni politiche, e la novità senza fine dell'ambiente informativo rafforzano tutti l'orizzonte corto. Recuperare l'orizzonte più lungo è dunque un atto contro la tendenza naturale del tempo. È anche una delle condizioni per cavalcare la tigre senza essere scagliati da ogni accelerazione della corrente.