Il crollo è la via più facile. Si presenta come realismo, come accettazione dell'inevitabile, come riconoscimento maturo che le misure superiori non valgono più. L'uomo che crolla continua a vivere, a lavorare, a cercare il piacere. Cessa soltanto di misurarsi su qualcosa che trascende le condizioni dell'epoca. Così diventa un prodotto di quelle condizioni.
L'individuo differenziato rifiuta questa via. La diagnosi dell'epoca resta severa. Il rifiuto poggia sulla decisione che la misura superiore non trae la sua validità dal successo esteriore né dalla presenza di istituzioni di sostegno. Anche quando le forme sono cadute, il principio rimane. Abbandonare il principio significa compiere, in se stessi, l'opera dell'epoca.
Questo rifiuto deve essere concreto. Appare nella resistenza alle abitudini che dissolvono l'attenzione, alle relazioni che tirano verso il basso, alle ambizioni che esigono la cessione del rango, alla rassegnazione molle che tratta ogni esigenza del tipo superiore come irrealistica. Ogni piccola cessione si accumula. L'uomo che si osserva con attenzione vede i punti in cui il crollo si offre come sollievo.
L'epoca chiamerà il rifiuto arroganza o delirio. Non ha un linguaggio per un uomo che continua a tenersi ritto quando le strutture circostanti hanno cessato di stare. L'individuo differenziato non ha bisogno del linguaggio dell'epoca. Gli basta la capacità continuata di riconoscere la differenza tra restare in piedi e lasciarsi livellare. Quella capacità è il rifiuto divenuto attivo.