Nel mondo tradizionale l'autorità più alta era sacra. Il re o l'imperatore non era soltanto un funzionario politico. Era il punto di contatto fra l'ordine umano e l'ordine divino o metafisico. La sua legittimità poggiava su quel contatto. Quando la dimensione sacra era presente, l'intera gerarchia riceveva il proprio significato dall'alto.
Il mondo moderno ha reciso quel rapporto. L'autorità si giustifica ora con la volontà popolare, con il successo storico o con la competenza tecnica. Nessuna di queste fonti può fornire il carattere assoluto che un tempo apparteneva all'autorità sacra. Il risultato è una instabilità permanente. Ogni forma di potere resta aperta alla contestazione perché nessuna può invocare un fondamento che stia al di là dell'accordo umano.
Il giovane che cerca una misura che non sia provvisoria troverà che l'epoca non gliene offre alcuna al livello dell'autorità pubblica. Il recupero deve dunque cominciare a un altro livello. Il senso del sacro può ancora essere coltivato come realtà interiore. L'uomo che si orienta secondo una misura trascendente ha già restaurato, nella propria persona, la condizione che l'ordine pubblico ha perduto.
Quella restaurazione interiore non muta subito il mondo esteriore. Muta la posizione da cui il mondo esteriore viene affrontato. L'uomo che vive sotto una misura sacra non è più pienamente disponibile alle forze puramente orizzontali dell'epoca. Quella indisponibilità è l'inizio di una forma diversa di libertà.