L'azione nell'intervallo è il modo residuo di partecipazione. L'ordine tradizionale è finito. Un ordine nuovo, se deve apparire, non ha ancora preso forma. L'intervallo è il lungo tratto di dissoluzione in cui il tipo residuo deve vivere. L'azione sotto queste condizioni non può mirare alla restaurazione né all'accelerazione di un assetto futuro. Mira all'esistenza continuata della qualità superiore nell'uomo stesso.
L'intervallo produce una tentazione caratteristica: la convinzione che l'azione sia inutile finché non compare un orizzonte più chiaro. La tentazione è una forma di attesa. Il tipo residuo non attende. Agisce dal centro già stabilito. L'azione è ordinaria in apparenza ed esatta nel suo orientamento. Non richiede che l'intervallo finisca per possedere senso.
I giovani uomini sentono l'intervallo come un tempo sospeso. La sospensione può produrre paralisi oppure un'attività febbrile senza direzione. Entrambe le risposte appartengono alla dissoluzione. L'azione nell'intervallo sta fuori da entrambe. È l'applicazione costante della misura permanente a qualunque materiale concreto il giorno presenti. Quella costanza è la forma residua dell'azione tradizionale.
Agisci senza pretendere che l'intervallo giustifichi l'atto. Tieni l'asse residuo e la forma interiore sotto le condizioni che il ciclo ha stabilito. L'uomo che fa così vive già la sola continuità disponibile nella fase residua. Quella continuità è la misura del tipo.