La gerarchia residua è l'ordinamento interiore delle forze e dei valori che l'individuo differenziato mantiene dopo il crollo del rango esteriore. Negli ordini tradizionali la gerarchia era visibile nella legge, nella funzione e nelle relazioni ordinarie della vita. Quella visibilità è stata cancellata. Resta la capacità dell'uomo di ordinare la propria esistenza secondo lo stesso principio. Il superiore e l'inferiore continuano a esistere. Esistono ora come distinzioni che l'uomo deve far valere in se stesso.
L'epoca nega la legittimità di ogni gerarchia che non sia temporanea e funzionale. Tratta la graduazione permanente delle qualità come un'offesa all'uguaglianza. L'individuo differenziato rifiuta la negazione. Continua a graduare i propri impulsi, le proprie associazioni e i propri usi del tempo secondo la misura permanente. La graduazione non cerca riconoscimento pubblico. Resta reale perché determina la direzione effettiva della sua vita.
I giovani uomini che hanno cominciato a sentire la differenza tra superiore e inferiore spesso non hanno ancora un metodo chiaro per applicare la distinzione. Sentono la gerarchia e non sanno ancora come farla valere nel giorno ordinario. Le applicazioni già stabilite forniscono il metodo. Ogni dominio della vita diventa un campo in cui la gerarchia residua o viene confermata o è lasciata dissolversi. La costanza in quei domini è la forma pratica della gerarchia.
Rafforza l'ordinamento interiore. Rifiuta il livellamento degli impulsi che l'epoca incoraggia. La gerarchia residua è una delle possibilità che sopravvivono al processo di livellamento. Si realizza nell'uomo che continua a vivere come se il rango importasse ancora, anche quando il mondo circostante ha dichiarato che non importa.