La chiarezza del tipo è il rifiuto della confusione tra la misura superiore e la condizione comune. L'epoca lavora senza tregua per cancellare quella distinzione. Presenta l'uomo ordinario come l'unico tipo reale e tratta ogni pretesa a un criterio superiore come presunzione o patologia. L'individuo differenziato deve perciò mantenere una chiarezza interiore che l'ambiente circostante non confermerà mai.
Il confronto sociale e il porsi al di sopra degli altri non producono questa chiarezza. Essa viene dal riconoscimento che la misura permanente esiste e che certi uomini sono ancora capaci di viverla. Quel riconoscimento non chiede una convalida esterna. Si stabilisce nella costanza con cui l'uomo applica la misura alla propria esistenza. Quando le applicazioni si tengono, il tipo diventa chiaro dall'interno.
I giovani uomini avvertono spesso una tensione a questo punto. Sentono una differenza tra sé e la massa circostante, e sono stati addestrati a diffidare di quel sentire. L'addestramento produce il dubbio di sé oppure una superiorità teatrale. Entrambe sono forme di confusione. La chiarezza del tipo è libera da entrambe. È la conoscenza quieta che la misura è reale e che l'uomo è responsabile di restarle fedele, qualunque sia il numero di chi riconosce la stessa responsabilità.
Rafforza le applicazioni che rendono concreto il tipo. Corpo, parola, attenzione e decisione sono i domini in cui la chiarezza si conferma o si perde. L'uomo che resta costante in questi domini possiede già la chiarezza che l'epoca non può fornire. L'annuncio pubblico non è richiesto. È richiesta la continuazione.