Le forze della dissoluzione sono le potenze che spezzano ogni forma residua di gerarchia, di qualità e di limite sacro. Appaiono come l'accelerazione della tecnica, la macchina economica mondiale, le ideologie di massa democratiche ed egualitarie, il culto della novità perpetua e la cancellazione progressiva di ogni distinzione che un tempo dava forma all'esistenza umana. Queste forze non sono accidentali. Appartengono alla natura della fase presente del ciclo storico.
L'individuo differenziato non spreca energia a negarne l'esistenza o la forza. Le studia. Vede come agiscono sulla massa e come cercano di agire su di lui. Lo studio è freddo. Il sentimentalismo sul passato e l'indignazione sul presente oscurano entrambi la percezione chiara che è richiesta. Solo quella percezione permette all'uomo di localizzare i punti in cui le forze possono essere usate invece che subite.
Molti giovani uomini sentono la pressione di queste forze come un'oppressione personale o come una chiamata alla rivolta immediata. Entrambe le reazioni li tengono dentro la logica della dissoluzione. La prima produce rassegnazione o amarezza. La seconda produce un'opposizione teatrale che il sistema assorbe o neutralizza senza fatica. Chi cavalca la tigre non si rassegna e non si rivolta nel senso ordinario. Valuta la corrente e decide come muoversi con essa tenendo intatto il proprio orientamento.
Comprendere le forze della dissoluzione è dunque una forma di difesa e una forma di preparazione. L'uomo che sa che cosa si muove può evitare di esserne colto di sorpresa. Può anche riconoscere quando una corrente particolare offre un vantaggio temporaneo, da prendere senza cessione del centro. I giorni successivi esamineranno le implicazioni pratiche di questa comprensione.