I supporti esterni che un tempo orientavano il tipo superiore si sono ritirati. Ciò che rimane è la possibilità di un centro che non dipende più da forme collettive per la sua esistenza. Questo centro residuo non è un'invenzione privata. È lo stesso asse verticale che un tempo ordinava le civiltà tradizionali, ora portato dall'uomo capace di tenerlo da solo.
I giovani uomini sentono l'assenza di orientamento esterno come una pressione continua verso il collasso o la ricostruzione teatrale. Il sentiero residuo rifiuta entrambi. L'uomo che stabilisce il centro dentro di sé occupa già la posizione che il ciclo ancora permette. Quella posizione non richiede conferma collettiva per rimanere reale.
Il centro residuo è messo alla prova da ogni forza che cerca di dissolverlo. L'età offre inviti continui ad abbandonare la misura verticale e a vivere secondo i criteri orizzontali che ora dominano. L'individuo differenziato incontra quegli inviti con lo stesso rifiuto. Continua a orientarsi secondo il criterio permanente anche quando quel criterio non trova eco fuori di lui.
Porta il centro residuo. Non aspettare che l'età restituisca le strutture che un tempo facevano del centro una realtà collettiva. L'uomo che lo mantiene presente compie già l'atto residuo. Quell'atto è la continuità del tipo superiore sotto condizioni che non lo favoriscono più.